giovedì 16 aprile 2015

200 anni fa l'eruzione del Tambora: 2. le conseguenze politiche e sociali delle modificazioni climatiche negli anni immediatamente successivi


E veniamo al secondo post sull'eruzione del Tambora di 200 anni fa esatti. La grande perturbazione climatica dovuta all'eruzione ha inciso molto sul clima fresco che ha caratterizzato la decade 1810 – 1819, la più fredda degli ultimi 500 anni. Su questo aspetto ha influito un'altra eruzione stratosferica, avvenuta non si sa ancora dove (ma sicuramente vicino all'equatore) alla fine del 1808 e i cui effetti dovrebbero essere durati almeno fino al 1811.
In Europa, USA e Asia sono successe tante cose in quegli anni, innescate proprio dal clima infame. La scarsità di piogge monsoniche in Asia ha rovinato i raccolti per anni, mentre al contrario in Europa fame e carestie sono state provocate dal freddo ma anche dalle troppe piogge tra il 1816 e il 1818!
A questo, in una Europa ancora scossa dalla tempesta rivoluzionaria francese (che fra le sue cause annovera le conseguenze climatiche dell'eruzione del Laki del 1783), sono seguiti anche importanti cambiamenti politici.

COME E PERCHÈ IL TAMBORA INNESCÒ LA CRISI ATMOSFERICA

Gli effetti a livello climatico dell'eruzione del Tambora sono stati davvero imponenti. Ricordo negli ultimi 200 anni altri eventi del genere originatisi in Indonesia: l'esplosione del Krakatoa, nello stretto che separa Giava da Sumatra (1883) e quella dell'Agung a Bali (1963). Nel 1991 toccò invece al Pinatubo, nelle Filippine.
Nessuno di questi ha avuto però la stessa importanza: è interessante notare come l'intensità delle emissioni nella fase parossistica sia stata più o meno simile tra il Tambora e il Pinatubo, ma la differenza fondamentale fra i due eventi sta nella loro durata: il parossismo del 1815 fu 6 volte più lungo di quello del 1991.
Ed è altrettanto interessante notare come il Tambora abbia rilasciato meno SO2 rispetto all'eruzione del Laki del 1783, ma, a dimostrare l'importanza dello stile eruttivo oltre a quella della semplice quantità delle emissioni, ha generato più aerosol nella stratosfera perché la colonna eruttiva è risultata molto più alta di quella islandese che si fermò a soli 13 km dalla superficie.

Il biossido di Zolfo (SO2) una volta iniettato nell'atmosfera, viene ossidato e idrato formando un aerosol di acido solforico e acqua. Se questo rimane nella troposfera, la parte più bassa dell'atmosfera terrestre, l'SO2 è un gas – serra (e quindi porterebbe ad un aumento delle temperature); ma se riesce ad arrivare nella stratosfera (che comincia a circa 15 km di altezza) altera il bilancio della radiazione solare, disperdendola e rimandandone indietro una parte: per cui provoca un raffreddamento che viene risentito dalla vegetazione e dalla superficie del mare. Inoltre gli aerosol interferiscono con lo strato di ozono.
Grandi eruzioni come quella del Tambora sono denominate eruzioni stratosferiche perchè la colonna eruttiva passa abbondantemente i 15 km di altezza e quindi i prodotti vengono scaricati direttamente nella stratosfera, dove arrivano in pochi minuti.

Per questo esiste una coincidenza molto precisa fra emissioni di ingenti quantitativi di biossido di zolfo delle più grandi eruzioni avvenute in età storica e momentanee diminuzioni delle temperature globali.
All'effetto degli aerosol di zolfo si deve aggiungere l'effetto schermante delle polveri sottili.

La concentrazione di SO2 diminuisce molto più rapidamente di quella di CO2 perché gli aerosol hanno una permanenza nella statosfera molto più breve, dell'ordine dell'anno, soprattutto perché ridiscendono di quota abbastanza velocemente: in generale il ciclo di basse temperature causato dalle eruzioni stratosferiche si conclude dopo 3 anni.


IL 1816: L'"ANNO SENZA ESTATE"

Gli effetti dell'eruzione del Tambora sono stati incisivi al punto tale che il 1816 è stato chiamato “l'anno senza estate” e appartiene alla decade più fredda degli ultimi 500 anni (1810 – 1819). Gli effetti, come c'era da aspettarsi, non si limitarono al 1816, proseguendo intensi almeno fino al 1818.
Ci sono degli indicatori sul fatto che l'evento originatosi a Sumbawa abbia amplificato gli effetti di una fase di raffreddamento preesistente, il cui motivo è da ricercare in un'altra eruzione stratosferica, di localizzazione ancora sconosciuta. Si sa solo che è avvenuta tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 1808 grazie ad alcune osservazioni scientifiche eseguite in America Meridionale; si sa anche che è localizzabile intorno ai tropici perchè le sue tracce si trovano sia in Groenlandia che Antartide: eruzioni stratosferiche a latitudini maggiori di quelle tropicali possono inviare le loro emissioni di zolfo soltanto nelle calotte glaciali del proprio emisfero e sicuramente non nell'America tropicale perché era già sufficientemente abitata e studiata: un evento del genere non sarebbe potuto passare inosservato da quelle parti.

La diminuzione delle temperature causò ingenti danni all'agricoltura, con il conseguente corollario di carestie, aumento della mortalità ed emigrazioni, il tutto con risvolti politici e sociali di grande importanza.

Il 1816 in Europa occidentale e nel Mediterraneo Occidentale è stato caratterizzato da temperature anche di più di 3°C inferiori alla media e da piogge intense (in Giugno addirittura piovve il doppio del normale!); al contrario tra Scandinavia e Mar Nero il clima si è poco discostato dalla media.
Nella immagine tratta da J. Luterbacher and C. Pfister: The year without a summer, pubblicato in aprile su Nature Geosciences, si vedono gli scostamenti dalla media di temperature e precipitazioni nel giugno 1816:


La conseguenza fondamentale è stata la ritardata maturazione delle coltivazioni; se in Francia e in Svizzera l'uva non maturò nemmeno, in tutta questa vasta area poche coltivazioni giunsero a termine e a causa dell'umidità esagerata una buona parte dello scarso raccolto marcì. La carestia fu particolarmente elevata nelle Isole Britanniche (in Irlanda a causa dei danni alle coltivazioni di patate, anche se questa non è la grande carestia che sconvolse l'isola 40 anni dopo).
Il disturbo continuò almeno fino al 1818 e provocò una prima consistente emigrazione dall'Europa all'America.
Non sono invece molto convinto del nesso (ampiamente sostenuto soprattutto fuori dalla letteratura scientifica) fra la sconfitta patita da Napoleone a Waterloo e l'eruzione del Tambora, perché, nonostante il quadro molto anomalo delle forti piogge avvenute nei giorni precedenti la celebre battaglia sia coerente con quello che è successo l'anno dopo, questa avvenne appena due mesi dopo l'eruzione: mi pare un pò troppo presto. È invece possibile che i tumulti avvenuti in molte zone della Germania abbiano influito sui tentativi riformatori da cui in vari stati tedeschi si originarono i primi abbozzi dei poteri parlamentari odierni.
Un nesso piuttosto sicuro è invece quello con una violenta epidemia di colera che iniziò nel 1817 in India, una delle aree più colpite dagli eventi climatici.
Nei giovani Stati Uniti il freddo provocò una crisi agricola che è probabilmente alla base della prima grande crisi finanziaria degli States, il cosiddetto panico del 1819.

Il clima freddo e piovoso dell'Europa Occidentale è stato correlato all'indebolimento dei monsoni asiatici. Ed in effetti anche in Asia ci furono grossi problemi.
Un monsone estivo forte porta abbondanti precipitazioni (e temperature più calde) sull'Asia mentre se è debole le precipitazioni sono meno abbondanti e il clima è più fresco.
Viceversa sono risultati più forti i monsoni invernali, che portarono freddo e incrementarono ulteriormente le condizioni siccitose.
Pertanto in Asia l'improvviso indebolimento del monsone estivo causò una riduzione della produzione agricola. Gli anni tra il 1816 e il 1818 furono durissimi e non solo in Indonesia: anche la Cina (in cui si verificarono gravi lotte etniche) e l'India furono colpite ed è logico vista la quasi totale dipendenza per il sostentamento delle zone rurali e delle città dai raccolti propiziati dal caldo e dalle piogge del monsone estivo.
Tutto questo, colpendo essenzialmente l'economia locale, consentì una maggiore presa da parte del colonialismo europeo.

È quindi evidente che anche se molto probabilmente le piogge che precedettero la battaglia di Waterloo non hanno una relazione con il Tambora perché avvenute troppo precocemente, per il resto di conseguenze economiche, politiche e sociali questa eruzione ne ha indotte parecchie, per non parlare di chi è morto direttamente o indirettamente per la fame e le malattie!

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